In the World War II the Church and the Convent of San Francesco in Mantua were seriously damaged and today their history are still little known. Until XVIth Century the Gonzagas choosed this religious complex for its artistic patronage and place for the family’s tombs. This study offers, through the documents kept in the archive of the Franciscan order in Venice, some new hypothesis around the years of its magnificent splendor, during the marquisate of Federico and Francesco II Gonzaga.

Il saggio, alla luce di cronache e di documenti inediti conservati presso l'archivio del Convento di San Francesco della Vigna a Venezia, offre una rilettura architettonica degli interventi edilizi alla chiesa e al convento di San Francesco in Mantova. II plesso, seriamente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, costituì, fra XV e XVI secolo, uno dei più importanti centri religiosi cittadini e il pantheon sepolcrale dei Gonzaga sino al 1519. I caratteri tardogotici degli edifici conventuali rappresentarono la volontaria adesione francescana a modelli tipologici e formali tipicamente medievali in una città che già aveva conosciuto il lessico neoantico delle opere di Leon Battista Alberti. Unica non trascurabile concessione alla nuova maniera fu, secondo i canoni albertiani, la costruzione della Cappella Grande e del Coro il cui catino venne decorato da un importante e perduto affresco attribuito ad Andrea Mantegna. Queste ultime opere, variamente ascritte dalla storiografia agli anni '70 e '80 del '400 e ad una commessa privata, potrebbero in realtà essere l'esito di un cantiere gonzaghesco maturato sotto il marchese Federico I e terminato nel 1487 con suo figlio Francesco II Gonzaga, in concomitanza con i lavori all'albertiana basilica concattedrale di Sant'Andrea, affidata a Luca Fancelli per la parte edilizia e in parte al Mantegna per quella decorativa. La cronologia dell'opera e i contatti intessuti in quegli anni fra la corte mantovana e quella urbinate per la costruzione della fancelliana "Domus Nova" di Federico I Gonzaga inducono a ritenere la soluzione presbiterale del San Francesco mantovano ispiratrice e anticipatrice (nell'impianto e nelle assonanza formali e strutturali) della francescana chiesa di San Bernardino a Urbino (sepolcro del duca Federico da Montefeltro), opera di Francesco di Giorgio Martini. Il saggio ripercorre anche la cronologia dei lavori che, sotto il marchesato di Francesco II Gonzaga, determinarono il consistente ampliamento del convento, individuandone le singole parti e correggendo le imprecisioni riportate dalle cronache a stampa e manoscritte, che ne fanno solo una sommaria e rapida menzione; si tratta della costruzione del Dormitorio (1491), della Foresteria e del Refettorio decorato da una perduta tela di Francesco Bonsignori (1505), del Chiostro grande, dell'Infermeria e del generale riassetto del Convento (1513-20). Dai minuziosi pagamenti del "Liber Fabricae" emergono non solo qualità ed entità delle opere, ma anche i nomi di artefici ed artisti, taluni noti (come il soprastante Gerolamo Arcari e l'intagliatore Antonio della Mola) e meno noti (come il capomastro costruttore Antonio Casaloldo e vari lapicidi), tutti (o quasi) attivi, da lì a qualche anno, nei cantieri cittadini avviati sotto la prefettura alle fabbriche di Giulio Romano,

"Fu fatta la nobilissima fabrica della cappella grande". Il rinnovamento della chiesa e del convento di San Francesco fra XV e XVI secolo

C. Togliani
2019

Abstract

Il saggio, alla luce di cronache e di documenti inediti conservati presso l'archivio del Convento di San Francesco della Vigna a Venezia, offre una rilettura architettonica degli interventi edilizi alla chiesa e al convento di San Francesco in Mantova. II plesso, seriamente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, costituì, fra XV e XVI secolo, uno dei più importanti centri religiosi cittadini e il pantheon sepolcrale dei Gonzaga sino al 1519. I caratteri tardogotici degli edifici conventuali rappresentarono la volontaria adesione francescana a modelli tipologici e formali tipicamente medievali in una città che già aveva conosciuto il lessico neoantico delle opere di Leon Battista Alberti. Unica non trascurabile concessione alla nuova maniera fu, secondo i canoni albertiani, la costruzione della Cappella Grande e del Coro il cui catino venne decorato da un importante e perduto affresco attribuito ad Andrea Mantegna. Queste ultime opere, variamente ascritte dalla storiografia agli anni '70 e '80 del '400 e ad una commessa privata, potrebbero in realtà essere l'esito di un cantiere gonzaghesco maturato sotto il marchese Federico I e terminato nel 1487 con suo figlio Francesco II Gonzaga, in concomitanza con i lavori all'albertiana basilica concattedrale di Sant'Andrea, affidata a Luca Fancelli per la parte edilizia e in parte al Mantegna per quella decorativa. La cronologia dell'opera e i contatti intessuti in quegli anni fra la corte mantovana e quella urbinate per la costruzione della fancelliana "Domus Nova" di Federico I Gonzaga inducono a ritenere la soluzione presbiterale del San Francesco mantovano ispiratrice e anticipatrice (nell'impianto e nelle assonanza formali e strutturali) della francescana chiesa di San Bernardino a Urbino (sepolcro del duca Federico da Montefeltro), opera di Francesco di Giorgio Martini. Il saggio ripercorre anche la cronologia dei lavori che, sotto il marchesato di Francesco II Gonzaga, determinarono il consistente ampliamento del convento, individuandone le singole parti e correggendo le imprecisioni riportate dalle cronache a stampa e manoscritte, che ne fanno solo una sommaria e rapida menzione; si tratta della costruzione del Dormitorio (1491), della Foresteria e del Refettorio decorato da una perduta tela di Francesco Bonsignori (1505), del Chiostro grande, dell'Infermeria e del generale riassetto del Convento (1513-20). Dai minuziosi pagamenti del "Liber Fabricae" emergono non solo qualità ed entità delle opere, ma anche i nomi di artefici ed artisti, taluni noti (come il soprastante Gerolamo Arcari e l'intagliatore Antonio della Mola) e meno noti (come il capomastro costruttore Antonio Casaloldo e vari lapicidi), tutti (o quasi) attivi, da lì a qualche anno, nei cantieri cittadini avviati sotto la prefettura alle fabbriche di Giulio Romano,
In the World War II the Church and the Convent of San Francesco in Mantua were seriously damaged and today their history are still little known. Until XVIth Century the Gonzagas choosed this religious complex for its artistic patronage and place for the family’s tombs. This study offers, through the documents kept in the archive of the Franciscan order in Venice, some new hypothesis around the years of its magnificent splendor, during the marquisate of Federico and Francesco II Gonzaga.
Cappella Grande, Chiesa di San Francesco, Mantova
Bernardino da San Benedetto, magistro
Storia dell'Architettura
Chiesa e convento di San Francesco, Mantova
Federico I Gonzaga, marchese di Mantova
Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova
Luca Fancelli da Settignano, lapicida, architetto
Leon Battista Alberti, architetto
Andrea Mantegna, pittore
Basilica di Sant'Andrea, Mantova
Cappella di Santa Maria dei Voti, Cattedrale di San Pietro, Mantova
Francesco di Giorgio Martini, ingegnere, architetto
Chiesa di San Bernardino, Urbino
Domus Nova, Palazzo Ducale, Mantova
Lorenzo de Medici (il Magnifico)
Ippolito Donesmondi, cronista, storico
Federigo Amadei, cronista, storico
Carlo D'Arco, storico
Ercolano Marani, storico
Nicolò Solimani da Verona, pittore
Francesco della Rama
Aldo Andreani, architetto
Antonio Manetti Ciaccheri, architetto
Cappella Pazzi, Convento di Santa Croce, Firenze
Chiesa di San Lorenzo, Firenze
Tribuna, chiesa della Santissima Annunziata, Firenze
Francesco Bonsignori, pittore
Dormitorio, Convento di San Francesco, Mantova
Foresteria, Convento di San Francesco, Mantova
Infermeria, Convento di San Francesco, Mantova
Refettorio, Convento di San Francesco, Mantova
Chiostro Grande, Convento di San Francesco, Mantova
Spezieria, Convento di San Francesco, Mantova
Antonio Casaloldo, magistro muratore
Pietro ("Pirino") Casaloldo, magistro muratore
Girolamo ("Hieronimo") Casaloldo, muratore
Giovanni Maria ("Joannemaria") Casaloldo, muratore
Domenico da Brescia ("Dominico" da Bressa"), magistro muratore
Ludovico, magistro muratore
Gerolamo Arcari ("Hieronimo soprastante"), architetto
Gerolamo ("Hieronimo"), muratore
"Seraphino di Gazoli", frate, padre guardiano, vicario della provincia di Sant'Antonio, presidente della fabbrica
Giulio Romano, pittore, architetto
"Guberto ferraro", magistro, fabbro ferraio
Giovanni Maria Arrigoni ("Zona Maria di Arigoni"), magistro febbro ferrario
"Parisot", magistro fabbro ferrario
Agostino ("Agustino"), magistro marangone
Bernardino, magistro marangone
Antonio de la Mola ("intarsiadore"), magistro marangone
Angelino ("Anzelino") da Como, magistro tagliapietra
Giacomo ("Jacopo di Pezi"), magistro tagliapietra
Giacomo ("Jacomo") da Verona, magistro tagliapietra
Giovanni Angelo ("Zuan Angello"), pittore
Angelo, pittore
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