Gli umani sono in grado di sviluppare e utilizzare i materiali coerentemente con l’ambiente in cui operano. Si potrebbe dire che esista una sorta di design istintuale, che non nasce di per sé organizzato, ma include una rudimentale metodologia di ricerca, che estrapola possibili soluzioni da ciò che è già noto, allo stesso tempo cercando di conservare memoria dei risultati ottenuti, consentendo così il progredire della conoscenza. Con la rivoluzione industriale e la nascita uffi ciale del disegno industriale, questa preesistente sperimentazione ha sempre più assunto il carattere organizzato e di effi cienza della ricerca scientifi ca, chiudendo e limitando l’invenzione materica nei laboratori lontano dai designer/inventori. Oggi molti designer testimoniano la necessità di avere un controllo più ampio sulla sperimentazione e l’invenzione dei materiali usando un approccio transdisciplinare. Una migliore comprensione dello sviluppo del materiale consente di utilizzarlo in modo mirato, modifi candolo secondo caratteristiche estetiche, funzionali o espressive più precise. Il processo per tornare alla creazione del materiale, chiarendo anche il contenuto inventivo presente in esso, è stato defi nito “material tinkering”. I materiali autoprodotti attraverso un’attività di tinkering sono defi niti DIYMaterials e sono caratterizzati da un’intensa attività di ricerca volta all’invenzione di nuovi materiali, brevemente descritta nell’articolo. Il lavoro si concentra sul processo di ricerca sotteso allo sviluppo dei DIY-Materials facendo un parallelismo con la biologia e ispirandosi alle teorie della selezione naturale, cui la sperimentazione sui materiali appare del tutto analoga, infatti, il processo di material tinkering include fenomeni analoghi a quelli biologici che concorrono alla selezione naturale, come variazioni utili o nocive che modifi cheranno le scelte del designer/inventore nei diversi passi della ricerca. Questo non signifi ca escludere l’apporto della scienza all’innovazione, ma tornare al suo presupposto, lo sviluppo di un metodo sperimentale, che in natura era già presente sotto forma di processo “trial and error”

La progettazione dei DIY-Materials come processo d’invenzione / DIY-Materials design as an invention process

V. Rognoli;B. Pollini;
2017-01-01

Abstract

Gli umani sono in grado di sviluppare e utilizzare i materiali coerentemente con l’ambiente in cui operano. Si potrebbe dire che esista una sorta di design istintuale, che non nasce di per sé organizzato, ma include una rudimentale metodologia di ricerca, che estrapola possibili soluzioni da ciò che è già noto, allo stesso tempo cercando di conservare memoria dei risultati ottenuti, consentendo così il progredire della conoscenza. Con la rivoluzione industriale e la nascita uffi ciale del disegno industriale, questa preesistente sperimentazione ha sempre più assunto il carattere organizzato e di effi cienza della ricerca scientifi ca, chiudendo e limitando l’invenzione materica nei laboratori lontano dai designer/inventori. Oggi molti designer testimoniano la necessità di avere un controllo più ampio sulla sperimentazione e l’invenzione dei materiali usando un approccio transdisciplinare. Una migliore comprensione dello sviluppo del materiale consente di utilizzarlo in modo mirato, modifi candolo secondo caratteristiche estetiche, funzionali o espressive più precise. Il processo per tornare alla creazione del materiale, chiarendo anche il contenuto inventivo presente in esso, è stato defi nito “material tinkering”. I materiali autoprodotti attraverso un’attività di tinkering sono defi niti DIYMaterials e sono caratterizzati da un’intensa attività di ricerca volta all’invenzione di nuovi materiali, brevemente descritta nell’articolo. Il lavoro si concentra sul processo di ricerca sotteso allo sviluppo dei DIY-Materials facendo un parallelismo con la biologia e ispirandosi alle teorie della selezione naturale, cui la sperimentazione sui materiali appare del tutto analoga, infatti, il processo di material tinkering include fenomeni analoghi a quelli biologici che concorrono alla selezione naturale, come variazioni utili o nocive che modifi cheranno le scelte del designer/inventore nei diversi passi della ricerca. Questo non signifi ca escludere l’apporto della scienza all’innovazione, ma tornare al suo presupposto, lo sviluppo di un metodo sperimentale, che in natura era già presente sotto forma di processo “trial and error”
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