La cittadina di Pizzighettone, in provincia di Cremona, rappresenta un raro esempio di insediamento fortificato attraversato da un grande corso d’acqua. Le barriere naturali sono da sempre state determinanti per la forma e la struttura delle fortificazioni; trovandosi in un territorio pianeggiante, Pizzighettone ha sfruttato l’elemento naturale costituito dal fiume Adda che con la sua profondità e le sue forti correnti, ha rappresentato per gli assalitori un quasi insormontabile ostacolo. La cinta murata del borgo, risalente al XIV secolo, fu rafforzata prima dai Visconti e poi dagli Sforza sotto la direzione di Guiniforte Solari, in quanto caposaldo del confine orientale del Ducato di Milano. Nel 1585, sotto il dominio spagnolo ci fu un tentativo di aggiornare la fortezza con i nuovi principi fortificatori con la costruzione di baluardi, terrapieni e parapetti, ma le periodiche esondazioni dell’Adda, impedivano di costruire questo tipo di difese sulla sponda destra dell’Adda, nel borgo di Gera, per cui il progetto fu abbandonato. Fu solo a partire dal 1646, dopo aver rettificato il corso del fiume Adda, che Pizzighettone fu dotato di un complesso sistema bastionato, che si estendeva su entrambe le sponde del fiume. Nel 1706 Pizzighettone passò all’Impero d’Austria e poco dopo, per rinforzare la fortezza che veniva a trovarsi in un punto strategico perché posta a metà strada fra Milano e Mantova, furono costruite ben 94 casematte lungo l’intero perimetro murario, modificato l’assetto urbano e aggiornato il sistema bastionato. La struttura non è quindi semplicemente una cortina muraria, bensì un sistema di ambienti voltati a botte “a prova di bomba”, tra loro comunicanti e perimetrali all’intero centro storico, posto sulle due sponde del fiume. Il nuovo sistema difensivo, conferì alla cittadina una connotazione militare propria di un caposaldo di frontiera, che la accompagnò fino all’unità d’Italia; risale a quest’epoca l’ulteriore potenziamento delle difese da attacchi dai limitrofi territori, ancora austriaci, voluto dal generale La Marmora, che predispose un forte trincerato ad Est, che facesse “sistema” con Piacenza, Pavia e Bologna e proteggesse le comunicazioni tra Emilia e Toscana. Con l’annessione al Regno d’Italia dei territori Austriaci, la fortezza di Pizzighettone venne completamente disarmata e le casematte del lato nord, già utilizzate dagli austriaci dal 1785 come ergastolo, furono utilizzate come carcere militare dal 1920 al 1945 e poi giudiziario sino al 1954. L’imponente struttura difensiva, alta 12 metri e larga 15, è tuttora considerata tra le più significative e meglio conservate del Nord Italia. È grazie agli importanti interventi di recupero iniziati a partire dalla fine degli anni ’60 del ventesimo secolo, promossi da un gruppo di cittadini volontari e dalla più recente associazione Gruppo Volontari Mura, costituita nel 1993, che ancora oggi si conservano parti significative e consistenti dello storico sistema difensivo, unico nel suo genere in Lombardia. Tuttavia, date le dimensioni della cinta muraria, è necessario costantemente proseguire i lavori di conservazione, manutenzione e di valorizzazione del bene, al fine di garantire un processo sostenibile di procacciamento risorse. La promozione della conoscenza storica ed artistica del luogo, atta a promuoverne la tutela, prevede anche il coinvolgimento delle numerose chiese presenti, a partire dall’antica chiesa parrocchiale di San Bassiano (ricca di stratificazioni storico-architettoniche come le mura), luoghi che esercitano un indubbio fascino e suggestione, che consentono anche di entrare in contatto con le realtà locali ed etnoantropologiche. All’interno di quattro casematte comunicanti è stato infatti allestito un ricco museo civico degli antichi mestieri.

THE TOWN WALLS OF PIZZIGHETTONE: A FORTIFIED SETTLEMENT CROSSED BY A RIVER, THROUGH SIX CENTURIES OF HISTORY

G. Cardani;R. Pizzoli
2019-01-01

Abstract

La cittadina di Pizzighettone, in provincia di Cremona, rappresenta un raro esempio di insediamento fortificato attraversato da un grande corso d’acqua. Le barriere naturali sono da sempre state determinanti per la forma e la struttura delle fortificazioni; trovandosi in un territorio pianeggiante, Pizzighettone ha sfruttato l’elemento naturale costituito dal fiume Adda che con la sua profondità e le sue forti correnti, ha rappresentato per gli assalitori un quasi insormontabile ostacolo. La cinta murata del borgo, risalente al XIV secolo, fu rafforzata prima dai Visconti e poi dagli Sforza sotto la direzione di Guiniforte Solari, in quanto caposaldo del confine orientale del Ducato di Milano. Nel 1585, sotto il dominio spagnolo ci fu un tentativo di aggiornare la fortezza con i nuovi principi fortificatori con la costruzione di baluardi, terrapieni e parapetti, ma le periodiche esondazioni dell’Adda, impedivano di costruire questo tipo di difese sulla sponda destra dell’Adda, nel borgo di Gera, per cui il progetto fu abbandonato. Fu solo a partire dal 1646, dopo aver rettificato il corso del fiume Adda, che Pizzighettone fu dotato di un complesso sistema bastionato, che si estendeva su entrambe le sponde del fiume. Nel 1706 Pizzighettone passò all’Impero d’Austria e poco dopo, per rinforzare la fortezza che veniva a trovarsi in un punto strategico perché posta a metà strada fra Milano e Mantova, furono costruite ben 94 casematte lungo l’intero perimetro murario, modificato l’assetto urbano e aggiornato il sistema bastionato. La struttura non è quindi semplicemente una cortina muraria, bensì un sistema di ambienti voltati a botte “a prova di bomba”, tra loro comunicanti e perimetrali all’intero centro storico, posto sulle due sponde del fiume. Il nuovo sistema difensivo, conferì alla cittadina una connotazione militare propria di un caposaldo di frontiera, che la accompagnò fino all’unità d’Italia; risale a quest’epoca l’ulteriore potenziamento delle difese da attacchi dai limitrofi territori, ancora austriaci, voluto dal generale La Marmora, che predispose un forte trincerato ad Est, che facesse “sistema” con Piacenza, Pavia e Bologna e proteggesse le comunicazioni tra Emilia e Toscana. Con l’annessione al Regno d’Italia dei territori Austriaci, la fortezza di Pizzighettone venne completamente disarmata e le casematte del lato nord, già utilizzate dagli austriaci dal 1785 come ergastolo, furono utilizzate come carcere militare dal 1920 al 1945 e poi giudiziario sino al 1954. L’imponente struttura difensiva, alta 12 metri e larga 15, è tuttora considerata tra le più significative e meglio conservate del Nord Italia. È grazie agli importanti interventi di recupero iniziati a partire dalla fine degli anni ’60 del ventesimo secolo, promossi da un gruppo di cittadini volontari e dalla più recente associazione Gruppo Volontari Mura, costituita nel 1993, che ancora oggi si conservano parti significative e consistenti dello storico sistema difensivo, unico nel suo genere in Lombardia. Tuttavia, date le dimensioni della cinta muraria, è necessario costantemente proseguire i lavori di conservazione, manutenzione e di valorizzazione del bene, al fine di garantire un processo sostenibile di procacciamento risorse. La promozione della conoscenza storica ed artistica del luogo, atta a promuoverne la tutela, prevede anche il coinvolgimento delle numerose chiese presenti, a partire dall’antica chiesa parrocchiale di San Bassiano (ricca di stratificazioni storico-architettoniche come le mura), luoghi che esercitano un indubbio fascino e suggestione, che consentono anche di entrare in contatto con le realtà locali ed etnoantropologiche. All’interno di quattro casematte comunicanti è stato infatti allestito un ricco museo civico degli antichi mestieri.
conservation
Reuse
valorization
town walls
fortified settlments
Masonry structure
Pizzighettone
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
SMC-Cardani_Pizzoli_MuraPizzighettone.pdf

accesso aperto

: Publisher’s version
Dimensione 739.59 kB
Formato Adobe PDF
739.59 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11311/1088782
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus 1
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact