Negli ultimi decenni il campo delle politiche della casa in Italia è stato oggetto di profondi mutamenti, connessi a processi di natura socio-demografica, economica e istituzionale, che hanno messo in evidenza l’inadeguatezza di soluzioni abitative e politiche. L’aumento della vita media, la riduzione del tasso di natalità, l’instabilità coniugale e l’aumento dei flussi migratori, uniti a una crisi economica e occupazionale che ha compromesso la capacità di spesa delle famiglie, hanno generato uno scarto significativo tra le caratteristiche dello stock degli alloggi disponibili e la domanda. Questo divario si manifesta in particolar modo nell’ambito dell’Edilizia Residenziale Pubblica, dove le aziende regionali sono chiamate a gestire con risorse scarse un patrimonio per molti versi inadeguato. Difficoltà gestionali, unitamente allo scarso turnover che caratterizza gli alloggi di edilizia sociale, hanno portato a cronicizzare annosi problemi, ad accumulare elevate percentuali di alloggi sfitti che necessitano interventi di ristrutturazione, con conseguenti riduzioni dello stock abitativo disponibile e ritardi sulle assegnazioni degli alloggi, soprattutto nelle aree ad alta tensione abitativa. Questo contributo propone una riflessione sul tema delle carriere abitative e sulla mobilità abitativa con riferimento alla gestione degli alloggi pubblici. Temi e snodi cruciali delle relazioni tra mobilità residenziale e mobilità esistenziale e lavorativa (intesa come precarietà) sono messi in evidenza a partire da una ricerca empirica condotta sul caso del Contratto di quartiere di Sant’Eusebio, un programma di riqualificazione urbana avviato alla fine anni novanta nel comune di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. L’attività di ricerca (condotta dagli autori tra il 1998 e il 2017) ha messo sotto osservazione l’attuazione del programma che ha richiesto la mobilità forzosa di un buon numero di inquilini, ne ha analizzato contenuti e criticità, con particolare riferimento alle carriere abitative e al piano della mobilità degli inquilini. La mobilità abitativa emerge quale strumento di gestione dell’edilizia residenziale pubblica, quale prospettiva di innovazione dell’azione pubblica e di più lungimiranti politiche abitative. D’altra parte, in un ambito di edilizia residenziale pubblica, la casa emerge come fondamentale elemento di stabilità entro traiettorie biografiche fortemente contrassegnate dalla vulnerabilità.

Quartieri immobili. Carriere abitative e gestione dell'edilizia residenziale pubblica: riflessioni a partire da un caso studio

Bricocoli M.;MARANI, BENEDETTA
2018

Abstract

Negli ultimi decenni il campo delle politiche della casa in Italia è stato oggetto di profondi mutamenti, connessi a processi di natura socio-demografica, economica e istituzionale, che hanno messo in evidenza l’inadeguatezza di soluzioni abitative e politiche. L’aumento della vita media, la riduzione del tasso di natalità, l’instabilità coniugale e l’aumento dei flussi migratori, uniti a una crisi economica e occupazionale che ha compromesso la capacità di spesa delle famiglie, hanno generato uno scarto significativo tra le caratteristiche dello stock degli alloggi disponibili e la domanda. Questo divario si manifesta in particolar modo nell’ambito dell’Edilizia Residenziale Pubblica, dove le aziende regionali sono chiamate a gestire con risorse scarse un patrimonio per molti versi inadeguato. Difficoltà gestionali, unitamente allo scarso turnover che caratterizza gli alloggi di edilizia sociale, hanno portato a cronicizzare annosi problemi, ad accumulare elevate percentuali di alloggi sfitti che necessitano interventi di ristrutturazione, con conseguenti riduzioni dello stock abitativo disponibile e ritardi sulle assegnazioni degli alloggi, soprattutto nelle aree ad alta tensione abitativa. Questo contributo propone una riflessione sul tema delle carriere abitative e sulla mobilità abitativa con riferimento alla gestione degli alloggi pubblici. Temi e snodi cruciali delle relazioni tra mobilità residenziale e mobilità esistenziale e lavorativa (intesa come precarietà) sono messi in evidenza a partire da una ricerca empirica condotta sul caso del Contratto di quartiere di Sant’Eusebio, un programma di riqualificazione urbana avviato alla fine anni novanta nel comune di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. L’attività di ricerca (condotta dagli autori tra il 1998 e il 2017) ha messo sotto osservazione l’attuazione del programma che ha richiesto la mobilità forzosa di un buon numero di inquilini, ne ha analizzato contenuti e criticità, con particolare riferimento alle carriere abitative e al piano della mobilità degli inquilini. La mobilità abitativa emerge quale strumento di gestione dell’edilizia residenziale pubblica, quale prospettiva di innovazione dell’azione pubblica e di più lungimiranti politiche abitative. D’altra parte, in un ambito di edilizia residenziale pubblica, la casa emerge come fondamentale elemento di stabilità entro traiettorie biografiche fortemente contrassegnate dalla vulnerabilità.
politiche della casa, mobilità abitativa, Contratto di quartiere, partecipazione dei cittadini, Cinisello Balsamo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11311/1064986
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