Lo scenario energetico italiano ha conosciuto, in questi ultimi anni, un cambiamento repentino e inedito sulle linee delle norme nazionali e sovranazionali in merito a questioni climatiche e ambientali. In particolare il settore elettrico ha un lungo passato fatto di impatti ambientali notevoli, data l'invasività e pervasività delle sue infrastrutture. Quest'ultimo settore è quello che ha registrato una maggiore rivoluzione in termini di risorse impiegate ma anche modello territoriale di rete e gestione. Il rapido sviluppo di nuove tecnologie ha assestato un duro colpo al vecchio sistema elettrico centralizzato che ha lasciato ormai lo schema "one-to-many" per passare ad uno più integrato. Cosa fare quindi con le vecchie infrastrutture elettriche? Possono essere considerate parte del patrimonio industriale e culturale italiano? A che stregua? Questo paper analizza innanzitutto il progetto promosso da Enel S.p.A. dal nome Futur-E, alludendo al futuro dell'energia. Il progetto Futur-E è nato all'inizio del 2015 per portare l'attenzione su questo particolare settore del patrimonio industriale, per lo più datato 1960-80 che in un breve periodo di tempo è stato considerato obsoleto, e quindi spesso chiuso e abbandonato. Il progetto comprende 22 centrali termoelettriche inserite nel territorio italiano, la cui vita è ormai cessata/sta cessando per motivi di obsolescenza tecnologica o mancato utilizzo. La maggior parte di questi insediamenti si trovano in zone rurali, ma alcune impianti, come Genova, La Spezia, Livorno, Piombino e Bari si trovano in aree periurbane o urbane e rappresentano aree strategiche sia dal punto di vista del posizionamento, che della dimensione dell'area, e dell'impatto che una possibile riconversione di questi impianti possano avere sulle città e aree metropolitane stesse. Il caso preso in considerazione è quello della Centrale Marzocco, sita a Livorno e scelta per la sua rilevanza architettonica, situazione urbana ambigua e interesse ambientale. L'impianto è infatti collocato vicino al centro cittadino all'interno dell'area industrial portuale, che costituisce un terzo dell'agglomerato urbano. Il paper ha come obiettivo l'analisi del sito e della città di Livorno, e lo studio di uno scenario di sviluppo per l'area che non neghi il suo passato produttivo ma che anzi, ne rafforzi l'identità industriale, mettendo in luce la qualità architettonica e paesaggistica di un'area al momento conclusa, rinnovando la sua vocazione inserendovi all'interno una funzione che può servire l'intera città per i prossimi decenni. Lo scenario prevede l'inserimento di funzioni che abbiano come tema centrale il ciclo e il ri-ciclo dell'acqua, promuovendo da una parte la valorizzazione dell'asset industriale e dall'altra la cultura dell'acqua in una città nata e scolpita da questa risorsa naturale.

FUTUR -E: Quale futuro per la centrale Marzocco a Livorno?

Pastore MC.;
2017

Abstract

Lo scenario energetico italiano ha conosciuto, in questi ultimi anni, un cambiamento repentino e inedito sulle linee delle norme nazionali e sovranazionali in merito a questioni climatiche e ambientali. In particolare il settore elettrico ha un lungo passato fatto di impatti ambientali notevoli, data l'invasività e pervasività delle sue infrastrutture. Quest'ultimo settore è quello che ha registrato una maggiore rivoluzione in termini di risorse impiegate ma anche modello territoriale di rete e gestione. Il rapido sviluppo di nuove tecnologie ha assestato un duro colpo al vecchio sistema elettrico centralizzato che ha lasciato ormai lo schema "one-to-many" per passare ad uno più integrato. Cosa fare quindi con le vecchie infrastrutture elettriche? Possono essere considerate parte del patrimonio industriale e culturale italiano? A che stregua? Questo paper analizza innanzitutto il progetto promosso da Enel S.p.A. dal nome Futur-E, alludendo al futuro dell'energia. Il progetto Futur-E è nato all'inizio del 2015 per portare l'attenzione su questo particolare settore del patrimonio industriale, per lo più datato 1960-80 che in un breve periodo di tempo è stato considerato obsoleto, e quindi spesso chiuso e abbandonato. Il progetto comprende 22 centrali termoelettriche inserite nel territorio italiano, la cui vita è ormai cessata/sta cessando per motivi di obsolescenza tecnologica o mancato utilizzo. La maggior parte di questi insediamenti si trovano in zone rurali, ma alcune impianti, come Genova, La Spezia, Livorno, Piombino e Bari si trovano in aree periurbane o urbane e rappresentano aree strategiche sia dal punto di vista del posizionamento, che della dimensione dell'area, e dell'impatto che una possibile riconversione di questi impianti possano avere sulle città e aree metropolitane stesse. Il caso preso in considerazione è quello della Centrale Marzocco, sita a Livorno e scelta per la sua rilevanza architettonica, situazione urbana ambigua e interesse ambientale. L'impianto è infatti collocato vicino al centro cittadino all'interno dell'area industrial portuale, che costituisce un terzo dell'agglomerato urbano. Il paper ha come obiettivo l'analisi del sito e della città di Livorno, e lo studio di uno scenario di sviluppo per l'area che non neghi il suo passato produttivo ma che anzi, ne rafforzi l'identità industriale, mettendo in luce la qualità architettonica e paesaggistica di un'area al momento conclusa, rinnovando la sua vocazione inserendovi all'interno una funzione che può servire l'intera città per i prossimi decenni. Lo scenario prevede l'inserimento di funzioni che abbiano come tema centrale il ciclo e il ri-ciclo dell'acqua, promuovendo da una parte la valorizzazione dell'asset industriale e dall'altra la cultura dell'acqua in una città nata e scolpita da questa risorsa naturale.
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