Nel patrimonio edilizio italiano le chiese manifestano un’alta vulnerabilità sismica legata alle loro caratteristiche costruttive, quali ampi spazi liberi, pareti di grandi dimensioni, grandi aperture e torri snelle; allo stesso tempo esse sono elementi preminenti di tale patrimonio per la loro importanza artistica, storica e sociale, oltreché religiosa, e per la loro numerosità sul territorio. Molte chiese hanno subito notevoli danni e in qualche caso situazioni di collasso esteso nei terremoti che si sono susseguiti in Italia negli ultimi decenni. Per la protezione di questo patrimonio lo studio dei danni subiti e dei criteri di riduzione della loro vulnerabilità ha concentrato notevole attenzione. Questo lavoro si basa su una serie di sopralluoghi ad edifici di culto danneggiati nel recente sisma del Centro Italia, 2016-17. I sopralluoghi sono stati condotti nella regione Marche in periodi diversi; alcuni si sono svolti agli inizi di ottobre 2016, prima degli eventi particolarmente intensi di fine mese che hanno presentato epicentri particolarmente prossimi alle zone già visitate. Una successiva visita nella stessa zona a primavera 2017 ha permesso di esaminare nuovi casi, ma anche osservare o conoscere la risposta di chiese già esaminate per le quali divenivano possibili considerazioni sull’evoluzione del danno. Questo aspetto è di particolare interesse, soprattutto considerando che alcuni di questi edifici erano stati oggetto di interventi di riparazione e miglioramento dopo il terremoto di Umbria-Marche del 1997 e che erano quindi possibili alcune osservazioni e comparazioni preliminari. L’analisi di queste situazioni richiederà ulteriori approfondimenti, tuttavia le osservazioni sul campo hanno permesso di fare alcune prime considerazioni anche relative agli interventi. Gli eventi successivi al primo sopralluogo hanno prodotto danni sulle strutture già indebolite sviluppando ulteriormente gli stessi meccanismi di danno già iniziati, in qualche caso con collassi locali. Alcuni interventi semplici e di limitato impatto si sono mostrati efficaci a evitare o limitare note tipologie di danno, che in alcuni casi si è sviluppato in altre posizioni presumibilmente elevando la soglia d’innesco.

Chiese nel terremoto del centro Italia: confronti e osservazioni

M. A. Parisi;G. Sferrazza Papa
2017

Abstract

Nel patrimonio edilizio italiano le chiese manifestano un’alta vulnerabilità sismica legata alle loro caratteristiche costruttive, quali ampi spazi liberi, pareti di grandi dimensioni, grandi aperture e torri snelle; allo stesso tempo esse sono elementi preminenti di tale patrimonio per la loro importanza artistica, storica e sociale, oltreché religiosa, e per la loro numerosità sul territorio. Molte chiese hanno subito notevoli danni e in qualche caso situazioni di collasso esteso nei terremoti che si sono susseguiti in Italia negli ultimi decenni. Per la protezione di questo patrimonio lo studio dei danni subiti e dei criteri di riduzione della loro vulnerabilità ha concentrato notevole attenzione. Questo lavoro si basa su una serie di sopralluoghi ad edifici di culto danneggiati nel recente sisma del Centro Italia, 2016-17. I sopralluoghi sono stati condotti nella regione Marche in periodi diversi; alcuni si sono svolti agli inizi di ottobre 2016, prima degli eventi particolarmente intensi di fine mese che hanno presentato epicentri particolarmente prossimi alle zone già visitate. Una successiva visita nella stessa zona a primavera 2017 ha permesso di esaminare nuovi casi, ma anche osservare o conoscere la risposta di chiese già esaminate per le quali divenivano possibili considerazioni sull’evoluzione del danno. Questo aspetto è di particolare interesse, soprattutto considerando che alcuni di questi edifici erano stati oggetto di interventi di riparazione e miglioramento dopo il terremoto di Umbria-Marche del 1997 e che erano quindi possibili alcune osservazioni e comparazioni preliminari. L’analisi di queste situazioni richiederà ulteriori approfondimenti, tuttavia le osservazioni sul campo hanno permesso di fare alcune prime considerazioni anche relative agli interventi. Gli eventi successivi al primo sopralluogo hanno prodotto danni sulle strutture già indebolite sviluppando ulteriormente gli stessi meccanismi di danno già iniziati, in qualche caso con collassi locali. Alcuni interventi semplici e di limitato impatto si sono mostrati efficaci a evitare o limitare note tipologie di danno, che in alcuni casi si è sviluppato in altre posizioni presumibilmente elevando la soglia d’innesco.
Ingegneria forense, crolli, affidabilità strutturale e consolidamento
9788857907208
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