Dreams of the future of the cities of Latin America were epitomized in the 1920s by the celebrated aerial views of Rio sketched by Le Corbusier, which made a great stir among architects and city planners. They saw in those drawings the characteristics of a modernity that reflected the optimism of their young countries and developed modernist models of housing in the belief that this would also enable them to get rid of the slums accumulating on the outskirts of the city. Waking from that dream after a few decades, architectural culture realized the limitations of the modernist project and began to recognize in the Latin American reality of the favelas another way of creating the city, rather than just a cancer to be cut out. In fact the new architectural and infrastructural interventions supported the impulses of self-building prevalent in these communities, where the existence of direct relations between individuals was a great discovery, that of a resource unknown in the dynamics of modern urban society. This idea of the expansion of housing by its inhabitants has given rise to the dualism typical of the Latin American metropolis, split between the city of modern urban society and models of settlement based on the social cooperation of the community.

Il futuro delle città dell’America Latina fu sognato negli anni Venti del Novecento dalle celebri vedute aeree di Rio schizzate da Le Corbusier, che suscitarono una grande euforia tra gli architetti e gli urbanisti. Essi presero a vedere in quei disegni i caratteri di una modernità rispondente all’ottimismo dei loro giovani paesi e svilupparono dei modelli abitativi modernisti pensando in questo modo di eliminare anche gli slums ammassati ai limiti delle città. Risvegliata da quel sogno dopo qualche decennio, la cultura architettonica ha sperimentato i limiti del progetto modernista e ha iniziato a riconoscere nella realtà latinoamericana delle favelas un altro modo di fare la città e non più un tumore da estirpare. Di fatto i nuovi interventi architettonici e infrastrutturali affiancano le pulsioni verso l’autocostruzione di queste comunità, dove i rapporti immediati tra gli individui sono una grande scoperta, una risorsa sconosciuta nella dinamica della moderna società urbana. Questa idea dell’espansione abitativa da parte delle comunità ha dato origine a quel dualismo tipico della metropoli latinoamericana, suddivisa tra la città della società urbana moderna e i modelli insediativi basati sull’aggregato sociale comunitario.

Le due città / Two Cities

PICCAROLO, GAIA
2017

Abstract

Il futuro delle città dell’America Latina fu sognato negli anni Venti del Novecento dalle celebri vedute aeree di Rio schizzate da Le Corbusier, che suscitarono una grande euforia tra gli architetti e gli urbanisti. Essi presero a vedere in quei disegni i caratteri di una modernità rispondente all’ottimismo dei loro giovani paesi e svilupparono dei modelli abitativi modernisti pensando in questo modo di eliminare anche gli slums ammassati ai limiti delle città. Risvegliata da quel sogno dopo qualche decennio, la cultura architettonica ha sperimentato i limiti del progetto modernista e ha iniziato a riconoscere nella realtà latinoamericana delle favelas un altro modo di fare la città e non più un tumore da estirpare. Di fatto i nuovi interventi architettonici e infrastrutturali affiancano le pulsioni verso l’autocostruzione di queste comunità, dove i rapporti immediati tra gli individui sono una grande scoperta, una risorsa sconosciuta nella dinamica della moderna società urbana. Questa idea dell’espansione abitativa da parte delle comunità ha dato origine a quel dualismo tipico della metropoli latinoamericana, suddivisa tra la città della società urbana moderna e i modelli insediativi basati sull’aggregato sociale comunitario.
Dreams of the future of the cities of Latin America were epitomized in the 1920s by the celebrated aerial views of Rio sketched by Le Corbusier, which made a great stir among architects and city planners. They saw in those drawings the characteristics of a modernity that reflected the optimism of their young countries and developed modernist models of housing in the belief that this would also enable them to get rid of the slums accumulating on the outskirts of the city. Waking from that dream after a few decades, architectural culture realized the limitations of the modernist project and began to recognize in the Latin American reality of the favelas another way of creating the city, rather than just a cancer to be cut out. In fact the new architectural and infrastructural interventions supported the impulses of self-building prevalent in these communities, where the existence of direct relations between individuals was a great discovery, that of a resource unknown in the dynamics of modern urban society. This idea of the expansion of housing by its inhabitants has given rise to the dualism typical of the Latin American metropolis, split between the city of modern urban society and models of settlement based on the social cooperation of the community.
Architettura, America Latina, Città informale, slums, favelas, comunità, città, infrastruttura, housing
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