Mentre la crisi sistemica globale inchioda il presente, le domande ineludibili che ne scaturiscono pongono sfide per le città e i territori sempre più riferibili a un orizzonte temporale esteso, segnando uno scarto netto tra il senso della realtà – delle cose che accadono sotto i nostri occhi – e il senso delle possibilità che la ricerca di soluzioni per il futuro dovrebbe animare. Le questioni sollecitate dal presente hanno un passo di lungo periodo. Richiedono pratiche, culture e politiche capaci di proporre ancora pensieri e azioni lungimiranti per le città, i territori, per le società e le economie che li abitano. In quella che ormai riconosciamo come ‘dittatura del presente’ sembra, invece, restringersi progressivamente il campo di azione e lo spazio delle possibilità, resi sempre più asfittici dallo stato di crisi economica e da una politica di spending review intesa esclusivamente come strumento generico di riduzione della spesa e non come strategia alternativa di investimento. Lo stato presente costringe, così, a misurare lo stretto campo del contingente, abbracciando soluzioni d’impatto (emotivo) immediato o perseguendo passivamente ‘cause perfette’, lontane da un pensiero scientifico strutturato, ma molto utili per perseguire battaglie ideologiche di largo seguito. Tesi congeniali e comodamente sostenibili in una fase di crisi, che spesso risultano verosimili, ma non ragionevoli e realistiche, sotto il profilo politico e pratico. Tra tutte le questioni ineludibili e di grande portata che incidono sulle città e i territori contemporanei, la crisi ambientale nelle sue molte sfaccettature sembra quella più universalmente riconosciuta capace di ridare un senso e una rinnovata solida narrazione al progetto dell’urbanistica, ma anche quella che evidenzia in misura drammatica il progressivo scarto tra il necessario e il possibile.

I rischi e la cura

GALUZZI, PAOLO
2016

Abstract

Mentre la crisi sistemica globale inchioda il presente, le domande ineludibili che ne scaturiscono pongono sfide per le città e i territori sempre più riferibili a un orizzonte temporale esteso, segnando uno scarto netto tra il senso della realtà – delle cose che accadono sotto i nostri occhi – e il senso delle possibilità che la ricerca di soluzioni per il futuro dovrebbe animare. Le questioni sollecitate dal presente hanno un passo di lungo periodo. Richiedono pratiche, culture e politiche capaci di proporre ancora pensieri e azioni lungimiranti per le città, i territori, per le società e le economie che li abitano. In quella che ormai riconosciamo come ‘dittatura del presente’ sembra, invece, restringersi progressivamente il campo di azione e lo spazio delle possibilità, resi sempre più asfittici dallo stato di crisi economica e da una politica di spending review intesa esclusivamente come strumento generico di riduzione della spesa e non come strategia alternativa di investimento. Lo stato presente costringe, così, a misurare lo stretto campo del contingente, abbracciando soluzioni d’impatto (emotivo) immediato o perseguendo passivamente ‘cause perfette’, lontane da un pensiero scientifico strutturato, ma molto utili per perseguire battaglie ideologiche di largo seguito. Tesi congeniali e comodamente sostenibili in una fase di crisi, che spesso risultano verosimili, ma non ragionevoli e realistiche, sotto il profilo politico e pratico. Tra tutte le questioni ineludibili e di grande portata che incidono sulle città e i territori contemporanei, la crisi ambientale nelle sue molte sfaccettature sembra quella più universalmente riconosciuta capace di ridare un senso e una rinnovata solida narrazione al progetto dell’urbanistica, ma anche quella che evidenzia in misura drammatica il progressivo scarto tra il necessario e il possibile.
Rischi ambientali, rigenerazione urbanistica, resilienza
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