Il recupero architettonico e funzionale della ex Biblioteca della Stazione Zoologica di Napoli ha un significato che va evidentemente oltre le ridotte dimensioni del suo ingombro e del suo volume. L’intervento cerca di interpretare il piccolo elemento - limitato dai 2 edifici storici adiacenti - come tassello di un processo rigenerativo completo, a livello di uso come di immagine complessiva, in un’area urbana tanto significativa quanto delicata. La volontà del progetto di concorso può essere descritta e comunicata attraverso una serie di parole chiave: RISEMANTIZZAZIONE Da un punto di vista della facciata e dell’immagine complessiva dell’edificio, la sostituzione della superficie collocata tra i 2 corpi storici è occasione per una risemantizzazione complessiva di tutto il volume, sia sul lato di via Francesco Caracciolo che su quello della Riviera di Chiaia. I nuovi piani verticali, uniformi, si staccano dalla composizione storica delle facciate contigue conferendo ad esse una ritrovata identità. In questo senso il progetto è anche interpretabile come un’operazione di delamination capace di svelare e di riportare alla luce, le diverse fasi storiche dell’edificazione. DISTANZA CRITICA Il volume si relazione con i due edifici laterali esistenti attraverso il raddoppiamento/inspessimento del muro esistente a tutta altezza. Il nuovo muro si distacca per poter mascherare, in modo ispezionabile, il sistema degli impianti e si smaterializza – svuota – per poter contenere materiali da archiviare e/o da esporre. Le quinte dei due edifici laterali esistenti fungono da contro-forma/calco per il nuovo volume progettato. Si definisce, in questo modo, una sospensione del nuovo volume progettato attraverso una distanza critica in termini non solo spaziali, ma anche temporali, tra il prima e il dopo, tra il vecchio e il nuovo, a testimoniare il diverso tempo dell’intervento. TORRE-SCRIGNO Pur funzionalmente collegato con le zone adiacenti, il nuovo blocco edilizio si configura come una sorta di torre-scrigno autonoma, che denuncia la propria contemporaneità proprio nella marcata differenza con gli edifici storici. Tale distanza è ulteriormente rafforzata dalla volontà progettuale di non avere grandi finestre, bensì una luce zenitale. UNA FACCIATA RITROVATA La sostituzione integrale dell’involucro permette di sviluppare un nuovo rapporto tra interno ed esterno. Pur costituendo una limitata porzione di un fronte lungo circa 120 metri, l’intervento è il pretesto per un approfondimento – anche tecnologico e materico – sulla facciata: complesso elemento multi-layer, diventa il medium tra il mare (e quindi il paesaggio) e la città. Tale condizione, ibrida ed ambigua, è ulteriormente rafforzata dalla vocazione funzionale degli spazi interni, ambienti chiusi ma che comunicano ai visitatori il massimo della naturalità, in un rapporto in equilibrio tra familiare e diverso. Il sistema dell’involucro che contiene i diversi livelli determina uno spazio diaframma a sud. Uno spazio vuoto che contiene la seconda facciata, interna. ARTICOLAZIONE INTERNA Proprio con riferimento agli spazi interni, la posizione strategica – sui diversi livelli – del blocco edilizio in sostituzione permette una radicale riorganizzazione distributiva complessiva. In questo senso la ricerca progettuale è stata svolta nella direzione di un rinnovato equilibrio tra la dimensione espositiva di stampo 8centesco e 9centesco con ambienti fluidi, dinamici, maggiormente coinvolgenti propri della contemporaneità. Alcune delle stesse funzioni, collocate nei nuovi ambienti, si affiancano al programma richiesto con spazi flessibili e a disposizione di funzioni diverse. SEZIONE In sezione l’edificio lavora su una progressione-alternanza dei diversi livelli, in linea con il programma funzionale ma al tempo stesso enfatizzando il loro carattere identitario. La vocazione più pubblica e collettiva del piano terra si muove verso una dimensione più privata/operativa nei 3 piani soprastanti. La complessità è ulteriormente rafforzata dalla presenza di mezzanini, legati alla scala di distribuzione verticale, e di doppie altezze, che permettono di cogliere la facciata nella sua dimensione prevalente. TROPOLOGIA Proprio la soluzione materica della facciata rappresenta un punto nodale del concetto di progetto. Si propone l’applicazione del concetto di tropo. La trama dell’involucro rimanda infatti ad alcune forme del mondo marino, con una texture composita di linee ondulate che si ripetono ma che, sulla sequenza verticale, si modificano ad arricchire l’esperienza sensoriale della facciata stessa. Questi elementi sono intesi come figure semantiche riconoscibili all’interno della memoria collettiva partenopea e sono stati traslati, deviati fino ad assumere un altro significato attraverso un’operazione compositiva di reiterazione. ORO L’utilizzo di una cromia oro sull’involucro esterno (3 lati, 2 verticali e la copertura piana) e su alcuni componenti utilizzati nella distribuzione interna sono una citazione cromatica del materiale tufaceo giallo. Ci sono nella storia, nella cultura e nei luoghi napoletani (da San Gennaro al film “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica fino alla Cappella di San Severo) alcuni “usi” del colore oro che rendono la scelta un tentativo di tracciare una continuità in un progetto che tocca e modifica un luogo simbolo della città. CONSONANZA Il progetto reinterpreta e trasforma un luogo storico e consolidato. Ma al tempo stesso le sue scelte tecniche e materiche hanno l’obiettivo di relazionarsi anche con gli interventi contemporanei realizzati nell’ambito di Villa Comunale. In particolare si cita come un riferimento il tema della recinzione affrontato e risolto da Alessandro Mendini con il sistema dei pali dorati per l'illuminazione e gli elementi in ferro blu che ricordano le onde del mare. Elementi e colori sollecitati dal progetto oggetto del concorso.

Progettazione per la realizzazione della Ricostruzione Corpo Centrale Ex Biblioteca della Stazione Zoologica Anton Dohrn

Pasquale Mei;Filippo Orsini;Michele Roda;Ilaria La Corte
2017-01-01

Abstract

Il recupero architettonico e funzionale della ex Biblioteca della Stazione Zoologica di Napoli ha un significato che va evidentemente oltre le ridotte dimensioni del suo ingombro e del suo volume. L’intervento cerca di interpretare il piccolo elemento - limitato dai 2 edifici storici adiacenti - come tassello di un processo rigenerativo completo, a livello di uso come di immagine complessiva, in un’area urbana tanto significativa quanto delicata. La volontà del progetto di concorso può essere descritta e comunicata attraverso una serie di parole chiave: RISEMANTIZZAZIONE Da un punto di vista della facciata e dell’immagine complessiva dell’edificio, la sostituzione della superficie collocata tra i 2 corpi storici è occasione per una risemantizzazione complessiva di tutto il volume, sia sul lato di via Francesco Caracciolo che su quello della Riviera di Chiaia. I nuovi piani verticali, uniformi, si staccano dalla composizione storica delle facciate contigue conferendo ad esse una ritrovata identità. In questo senso il progetto è anche interpretabile come un’operazione di delamination capace di svelare e di riportare alla luce, le diverse fasi storiche dell’edificazione. DISTANZA CRITICA Il volume si relazione con i due edifici laterali esistenti attraverso il raddoppiamento/inspessimento del muro esistente a tutta altezza. Il nuovo muro si distacca per poter mascherare, in modo ispezionabile, il sistema degli impianti e si smaterializza – svuota – per poter contenere materiali da archiviare e/o da esporre. Le quinte dei due edifici laterali esistenti fungono da contro-forma/calco per il nuovo volume progettato. Si definisce, in questo modo, una sospensione del nuovo volume progettato attraverso una distanza critica in termini non solo spaziali, ma anche temporali, tra il prima e il dopo, tra il vecchio e il nuovo, a testimoniare il diverso tempo dell’intervento. TORRE-SCRIGNO Pur funzionalmente collegato con le zone adiacenti, il nuovo blocco edilizio si configura come una sorta di torre-scrigno autonoma, che denuncia la propria contemporaneità proprio nella marcata differenza con gli edifici storici. Tale distanza è ulteriormente rafforzata dalla volontà progettuale di non avere grandi finestre, bensì una luce zenitale. UNA FACCIATA RITROVATA La sostituzione integrale dell’involucro permette di sviluppare un nuovo rapporto tra interno ed esterno. Pur costituendo una limitata porzione di un fronte lungo circa 120 metri, l’intervento è il pretesto per un approfondimento – anche tecnologico e materico – sulla facciata: complesso elemento multi-layer, diventa il medium tra il mare (e quindi il paesaggio) e la città. Tale condizione, ibrida ed ambigua, è ulteriormente rafforzata dalla vocazione funzionale degli spazi interni, ambienti chiusi ma che comunicano ai visitatori il massimo della naturalità, in un rapporto in equilibrio tra familiare e diverso. Il sistema dell’involucro che contiene i diversi livelli determina uno spazio diaframma a sud. Uno spazio vuoto che contiene la seconda facciata, interna. ARTICOLAZIONE INTERNA Proprio con riferimento agli spazi interni, la posizione strategica – sui diversi livelli – del blocco edilizio in sostituzione permette una radicale riorganizzazione distributiva complessiva. In questo senso la ricerca progettuale è stata svolta nella direzione di un rinnovato equilibrio tra la dimensione espositiva di stampo 8centesco e 9centesco con ambienti fluidi, dinamici, maggiormente coinvolgenti propri della contemporaneità. Alcune delle stesse funzioni, collocate nei nuovi ambienti, si affiancano al programma richiesto con spazi flessibili e a disposizione di funzioni diverse. SEZIONE In sezione l’edificio lavora su una progressione-alternanza dei diversi livelli, in linea con il programma funzionale ma al tempo stesso enfatizzando il loro carattere identitario. La vocazione più pubblica e collettiva del piano terra si muove verso una dimensione più privata/operativa nei 3 piani soprastanti. La complessità è ulteriormente rafforzata dalla presenza di mezzanini, legati alla scala di distribuzione verticale, e di doppie altezze, che permettono di cogliere la facciata nella sua dimensione prevalente. TROPOLOGIA Proprio la soluzione materica della facciata rappresenta un punto nodale del concetto di progetto. Si propone l’applicazione del concetto di tropo. La trama dell’involucro rimanda infatti ad alcune forme del mondo marino, con una texture composita di linee ondulate che si ripetono ma che, sulla sequenza verticale, si modificano ad arricchire l’esperienza sensoriale della facciata stessa. Questi elementi sono intesi come figure semantiche riconoscibili all’interno della memoria collettiva partenopea e sono stati traslati, deviati fino ad assumere un altro significato attraverso un’operazione compositiva di reiterazione. ORO L’utilizzo di una cromia oro sull’involucro esterno (3 lati, 2 verticali e la copertura piana) e su alcuni componenti utilizzati nella distribuzione interna sono una citazione cromatica del materiale tufaceo giallo. Ci sono nella storia, nella cultura e nei luoghi napoletani (da San Gennaro al film “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica fino alla Cappella di San Severo) alcuni “usi” del colore oro che rendono la scelta un tentativo di tracciare una continuità in un progetto che tocca e modifica un luogo simbolo della città. CONSONANZA Il progetto reinterpreta e trasforma un luogo storico e consolidato. Ma al tempo stesso le sue scelte tecniche e materiche hanno l’obiettivo di relazionarsi anche con gli interventi contemporanei realizzati nell’ambito di Villa Comunale. In particolare si cita come un riferimento il tema della recinzione affrontato e risolto da Alessandro Mendini con il sistema dei pali dorati per l'illuminazione e gli elementi in ferro blu che ricordano le onde del mare. Elementi e colori sollecitati dal progetto oggetto del concorso.
2017
Rigenerazione, Modificazione, Inclusione, Innesto
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